Galgano come Fonte

Narra Sigismondo Tizio:
In quei tempi fiorì un uomo santo,
Galgano di Chiusdino,
che rifulse per i molti miracoli compiuti nella sua vita.

La sua vita emerse da pergamene, con appositi sigilli, trovati nell’Archivio di Siena.

Sul sigillo di cera, che pendeva al centro, era impressa l’immagine del vescovo, circondata da queste parole: Sigillo del vescovo Corrado.

Sul sigillo, a destra, appariva: Sigillo di [……..] -anis.

Il terzo sigillo, a sinistra, è davvero così consumato dal tempo che né l’immagine né le parole erano visibili.

 Abbiamo cercato la vita di questo nobile e santissimo uomo in vari monasteri, ma non siamo riusciti a trovarla in alcun modo. Poiché la spada, che rimane ancora conficcata nella pietraia, e che non è di dimensioni pari alla frattura, ma che emerge dai lati sopra e sotto, nonché la testa ammirabile, che è visibile alla mente e agli occhi inesauribili, con una fronte di carne fresca e capelli che non sono caduti, ci hanno reso molto curiosi di indagare.

Oltre all’abbazia che i Cistercensi adorano, che è la più splendida e un tempo circondata da attinenze, abbiamo visitato un famoso santuario su quel colle, nel mezzo del quale rimane quella spada, conficcata da Galgano.

Poiché c’è chi dice che questa preziosa testa fosse un tempo conservata o custodita dalle monache di Santa Maria Novella e di San Prospero, della stessa osservanza; ora viene portata ogni anno dagli stessi monaci al monastero di Santa Maria Maddalena nella città di Siena, così che nella sua celebrazione viene esposta al popolo in un tabernacolo semiaperto;
Il fatto che si trovasse un tempo presso le monache di Santa Maria Novella, oltre il prato di Camollia, è dimostrato dal dipinto della stessa testa sopra la porta d’ingresso del palazzo.
In verità, espulse le monache prima del nostro tempo e rimosse le reliquie, il luogo divenne preda di ingorde fauci.

Ma l’abbazia, così nobile e così meravigliosa, fu presa in possesso da cardinali e tiranni ai nostri tempi, e i suoi beni furono usurpati dai cittadini: il che, insieme ad altre cause, fomentò l’odio tra due cugini cardinali, così che uno perì ignominiosamente nella persecuzione dell’altro, mentre Roma era in difficoltà, e alcuni furono uccisi, cose che saranno raccontate a suo tempo.

Abbiamo infatti letto alcuni scritti, dai quali abbiamo appreso che molti dei beni di quell’abbazia furono ingiustamente presi dai cittadini: e tuttavia abbiamo compreso dall’antico codice di diritto municipale di Siena che i cittadini dovrebbero essere solleciti e vigili per la conservazione di tale abbazia.

Dichiariamo dunque l’origine e le azioni di Galgano, dopo averlo visto pubblicamente e averlo esaminato dagli stessi vescovi e aver registrato l’esame di questo genere.

Konrad I. von Wittelsbach (1161-1200) – Staatliche Museen – Berlino

Konrad von Wittelsbach, arcivescovo di Magonza e Cardinale della Sabina, guidò la commissione preposta all’ inquisitio in partibus che portò alla canonizzazione di Galgano.

Il processo fu voluto dal pontefice Lucio III. Lo si deduce dalla formula di giuramento dei testimoni, che dichiarano di rispondere secondo verità agli inquirenti “ a summo pontifice delegati”. Il medesimo Lucio III, a Veroli, aveva incontrato nel 1183 Gioacchino da Fiore e lo aveva autorizzato ad esporre per iscritto il proprio pensiero.

Konrad era tuttavia al seguito di Federico I Barbarossa, sceso in Italia dopo la distastrosa sconfitta di Legnano (1176) e dopo la pace di Costanza (1183), nella quale era stato costretto a riconoscere i diritti dei comuni italiani. Federico tornava in Italia per incontrare Costanza d’ Altavilla, promessa sposa del figlio primogenito Enrico. In tale occasione l’ imperatore intendeva rafforzare il proprio prestigio, favorendo fra l’ altro la posizione dei monasteri e cenobi, nei confronti dell’ emergente potere comunale.

Dionisia, madre del beato Galgano, affermò, sotto giuramento, che suo figlio Galgano, prima della conversione le aveva rivelato le visioni da lui avute. Nella prima di queste san Michele arcangelo lo richiedeva a sua madre, per farne un cavaliere. E a lui parve di seguire l’angelo, al quale la madre lo aveva affidato.

Destatosi , raccontò a sua madre ciò che aveva visto in sonno. La madre, dopo aver riflettuto in silenzio, colma di grande felicità disse: Questa visione è buona, figlio mio, ed è per te portatrice di un messaggio di immensa gioia. Noi infatti, io vedova e tu orfano, saremo affidati a san Michele, al quale molto devotamente si dedicò tuo padre.

Dopo un certo numero di anni, nei quali sovente Galgano si era fermato a riflettere su questa importante visione, il principe degli angeli, Michele, gli apparve in sonno e gli disse: Seguimi.

Ed egli, subito alzatosi, lo seguì, camminando con lui fino ad un certo fiume, sopra il quale vi era un grandissimo ponte, che non poteva essere attraversato senza una grande difficoltà e sotto il ponte gli sembrò di vedere un mulino. Dopo aver attraversato il ponte giunsero in un bellissimo prato delizioso, coperto di fiori bellissimi, che diffondevano un profumo meraviglioso.

Dopo che ebbero attraversato il prato, gli sembrò di entrare in una caverna sotterranea e di giungere a Monte Siepi. Lì incontrò dodici apostoli, che attendevano in una casa rotonda colma di profumo e lavorata in modo mirabile. Essi lo misero in mezzo a loro, dandogli un libro, perehè leggesse. Egli allora, non sapendo leggere, “allegavit”. Avendo poi volto lo sguardo verso il cielo, vide una certa immagine e chiede agli apostoli che cosa fosse. Gli risposero che era una certa immagine e una specie di maestà divina e poiché si accorsero che guardava attentamente la raffigurazione e l’edificio dissero:

Farai anche tu qualcosa di simile. Costruici qui una casa in onore di Dio, della santa Maria e di san Michele Arcangelo e dei dodici Apostoli. E starai qui, per moltissimi anni. Lui allora restò a lungo in travaglio, ma quando lo diceva a diversi amici, dicevano: Tu vuoi raccogliere denaro e truffare. Vattene oltremare. Avendo alloraraccontato questa visione meravigliosa alla madre per ispirazione, chiese a lei di accompagnarlo in quel luogo con maestri d’opera che, nel luogo stesso, costruissero l’edificio. Al che la madre: Figlio mio, il freddo è eccessivo, la fame  intensa, il luogo quasi inaccessibile: come vi andremo? Alla madre che gli chiedeva se avesse raccontato la visione a qualcuno, confessò di averla confidata ad alcune brave persone. Avendo infine domandato la madre, in che modo lo stesso Galgano fosse riuscito a raggiungere il luogo nel quale si era stabilito, lui disse che un giorno, mentre andava in quel castello che è detto Civitella, sul cammino steso il cavallo si era fermato. Avendolo lui spronato con i tallonsenza riuscre a farlo andare avanti, ripiegò sulla pieve detta di Luriano e vi pernottò. Il giorno seguente quando giunse al medesimo luogo e non potè proseguire col cavallo, lasciò le briglie libere sul collo del cavallo e pregò con grande devozione il Signore, perchélo conducesse nel luogo nel quale avrebbe riposato per sempre. E Galgano in verità, quando scese da cavallo, trovò riposo nello stesso luogo dove in visione, tramite gli apostoli, aveva avuto la rivelazione e dalle loro mani aveva accolto il libro aperto. E sguainata la spada, non essendo in grado di fare una croce dal legno, piantò subito la stessa spada in terra, come croce. Ed essa, per virtù divina, si saldò in modo tale che né lui né altri, con qualunque sforzo, fino ad ora poterono mai estrarre.

Ed avendo lui tentato, una prima, una seconda ed una terza volta, di ritornare e di recarsi a casa sua, per annunciare la sua rinuncia a quelle cose che il mondo gli aveva dato, la terza volta udì: Ferma il tuo piede, Galgano, perché questo è il tuo luogo, qui il tuo riposo. Egli si sottomise al comando di colui che lo guidava.

Dopo queste vicende, essendosi lui recato ai piedi di papa Alessandro secondo, alcuni, mossi dalle fiamme dell’invidia, giunsero al luogo dov’era la spada. Non riuscendo ad estrarla, con gran fatica, asportarono la terra con sacchi. Ma non essendo riusciti neppure così a raggiungere la punta della spada, la spezzarono. E, non essendo in grado di asportarla da quel luogo, la abbandonarono lì. Ma essi, per punizione divina, finirono male, come essa apprese dai racconti di molti. Lui, poi, essendo tornato alla propria dimora, e non trovando la spada come l’aveva lasciata, cominciò a dolersi e ad essere triste. Ma il Signore, volendo consolarlo, gli parlò una prima, una seconda e una terza volta, dicendogli di mettere la spada ancora nello stesso luogo, perché sarebbe stata infissa ancor più solidamente di prima. E fu questo che egli fece, e come disse, così che fino ad oggi appare. Inoltre afferma di aver sentito dal suo stesso figlio, che una notte, mentre era nel bosco e siriparava fra due carpini, udì il diavolo che veniva contro di lui. Volendo che quello non lo opprimesse in quel luogo, uscì fuori da lì per affrontarlo coraggiosamente. E il diavolo, vedendo la tenacia dell’uomo, si allontanò da lui con un ululato, lasciando una grande trave sul terreno.

Galgano morì intorno all’anno 1184