... e sguainata la spada, non essendo in grado di fare una croce di legno, piantò subito la stessa spada in terra, come croce.
Ed essa, per virtù divina, si saldò in modo tale che né lui né altri, con qualunque sforzo, fino ad ora poterono mai estrarre.
Così afferma il Processo di Canonizzazione di Galgano.
Ma in altro luogo e in tempi successivi un altro uomo compì un atto simmetrico, estraendo da una roccia qualcosa che appariva come Croce e ridando ad essa l’identità di Spada.
… apparve un blocco di roccia e un’incudine, in cui era conficcata una spada …
L’arcivescovo e i baroni andarono alla roccia e, quando tutti furono riuniti, Entor disse al figlio:
“Artù consegnate la spada all’arcivescovo”.
Artù la afferrò, la estrasse dalla roccia e la consegnò all’arcivescovo che, quando l’ebbe in pugno, abbracciò Artù e intonò il Te deum laudamus.
Così afferma il Libro del Graal di Robert de Boron.
Appare con evidenza all’attenzione dell’osservatore, accademico o comune, un’enigmatica e simmetrica coincidenza storica, letteraria e simbolica fra le due figure
– di Galgano, cavaliere di Toscana che diviene santo,
– di Artù, giovane scudiero che diventa re.
- Coincidenza dell’atto, anche se simmetrico.
- Coincidenza negli anni, 1200 circa, con qualche differenza.
Questo enigma storico solleva varie domande
– su quale di questi due atti sia stato il precedente,
– su come l’immagine simbolica si sia trasferita fra terre diverse,
avendo cura di notare che non solo l’atto della spada ma anche atti ed eventi accessori ricorrono e coincidono nella documentazione toscana e nel racconto bretone.
OCCORRE COMUNQUE SOTTOLINEARE
SULLA BASE DELLE FONTI DISPONIBILI
CHE LA VICENDA DELLA SPADA DI GALGANO
È CERTAMENTE ANTERIORE DI VARI DECENNI
A QUELLA DI ARTÙ.
Una leggenda, quella bretone, e una storia, quella toscana, legate strettamente da simboli e atti precisi ma separate da un abisso incolmabile di significato che il tempo ha finto di dimenticare.
Una scelta, quella di Galgano, senza ritorno, irrevocabile, impossibile da rinnegare, eticamente superiore alla leggenda di un altro uomo, Artù, che fu creduto e acclamato re perché aveva saputo strappare una croce dalla roccia e farne spada, oggetto di morte.
Considerando l’oggettiva analogia
fra i due “Cicli” – di Toscana e di Bretagna
la questione si pone in questi termini:
QUALE CANALE STORICO E CULTURALE
HA CREATO QUESTA COINCIDENZA E AFFINITÀ
FRA LE DUE VICENDE?
